CRISP

CRISP: Costruire Relazioni Interculturali e Sviluppare Competenze fra Pari

Il progetto C.R.I.S.P. – “Costruire Relazioni Interculturali e Sviluppare Competenze fra Pari” mira a promuovere nel territorio di Padova l’integrazione e la crescita personale tra giovani italiani, nello specifico studenti fuori sede, e giovani rifugiati e detentori di protezione internazionale. Si basa su un approccio di peer education (educazione fra pari), che facilita l’apprendimento reciproco e il dialogo interculturale.

Il progetto prevede tre azioni: la prima è dedicata all’accoglienza delle persone rifugiate, rispondendo al bisogno primario di un alloggio transitorio in cui poter stare; la seconda riguarda l’implementazione delle attività collaborative attraverso la peer education di cui sopra, al fine di sviluppare competenze interculturali tra persone rifugiate e giovani studenti; l’ultima prevede una restituzione al territorio, anch’essa con finalità legate all’integrazione tramite la modalità dei “micro-eventi”, volti anzitutto ad intessere relazioni sociali.

Si ringrazia il Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo, ente sostenitore del Progetto CRISP.

Partner

Oltre all’associazione Popoli Insieme, questo progetto vede la partecipazione dell’Associazione Unica Terra ODV e l’Associazione Psicologo di Strada.

Le attività del progetto CRISP

L’esperienza di Smilla 

Le attività del lunedì sera: Uno sguardo da volontaria ESC

“Io sono Smilla, e attualmente sto svolgendo un progetto di volontariato attraverso lo European Solidarity Corps (ESC) presso l’Associazione Popoli Insieme.
Questo significa che per sette mesi sono occupata come volontaria circa trenta ore a settimana, e durante questo percorso ho scoperto il centro di seconda accoglienza gestito da Popoli Insieme; una delle prime attività che ho conosciuto e, da subito, quella che mi ha entusiasmato di più.

L’associazione Popoli Insieme gestisce un centro di seconda accoglienza dove vivono circa venti giovani uomini di diverse età. Ogni lunedì sera organizziamo un momento pensato per rafforzare la socializzazione tra i ragazzi che vivono lì: le attività variano di settimana in settimana, tra giochi da tavolo, momenti creativi e, nelle ultime settimane, da quando è arrivata l’estate, anche partite di calcio all’aperto. Solitamente partecipano tra i cinque e i dieci ragazzi, insieme a un gruppo di volontari che, con qualche piccola variazione, è rimasto abbastanza stabile negli ultimi mesi.

Questa continuità è importante: conoscersi richiede tempo, e il fatto che siano sempre più o meno le stesse persone a presentarsi ogni settimana è un elemento chiave nel processo di socializzazione. Una delle cose che mi diverte di più osservare è la competitività e l’entusiasmo con cui i ragazzi affrontano i giochi. Che si tratti di una partita a Uno, di un semplice gioco dell’impiccato o di giochi di parole in italiano, l’impegno per vincere è sempre lo stesso. Tutti vogliono partecipare e fare del loro meglio. È qualcosa che mi ha sorpreso. Altrettanto bello è vedere come si aiutano a vicenda: alcuni hanno un livello di italiano più avanzato, altri meno, ma quando qualcuno non capisce qualcosa, c’è sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo.

Questo fa sì che andare nel centro di seconda accoglienza il lunedì sera sia diventata un’attività che aspetto con molto piacere. Settimana dopo settimana, ho conosciuto i ragazzi sempre un po’ meglio. Anche quando le conversazioni sono semplici, vedersi regolarmente crea un legame e una forma di fiducia. Fin dall’inizio, molti di loro erano curiosi di sapere perché ero qui a Padova e come mai parlassi italiano.
Penso che il fatto di essere belga, e non italiana, abbia fatto una differenza concreta nel rapporto che sono riuscita a costruire con loro: molti parlano il francese come lingua madre, e poter comunicare nella stessa lingua aiuta enormemente.
C’è poi un altro elemento: anche io, come loro, ho scoperto Padova da “straniera”, e capita spesso di ridere insieme della burocrazia italiana o di certe regole un po’ strane, proprio perché nessuno di noi viene davvero da questo contesto. Sono inoltre molto grata di poter imparare qualcosa in più sulle loro culture: tutti i ragazzi attualmente ospitati nel centro di seconda accoglienza provengono dall’Africa, da paesi diversi tra loro, ciascuno con le proprie tradizioni e lingue. Anche le conversazioni più semplici, come parlare del clima nel loro paese comparandolo a quello di qui, parlare della città in cui vivevano, o imparare qualche parola nella loro lingua, sono tutte cose che aprono gli occhi su parti del mondo di cui, altrimenti, si sente parlare troppo poco.

Quella che inizialmente era solo un’attività tra le tante del mio percorso ESC è diventata, in breve tempo, uno dei momenti che apprezzo di più della settimana. Il centro di seconda accoglienza e le persone che lo vivono mi hanno insegnato che la socializzazione non è fatta dai grandi gesti, ma dalla costanza: vedersi ogni lunedì, giocare, ridere e aiutarsi.
È in questi piccoli momenti ripetuti nel tempo che si costruisce davvero un legame.”

L’esperienza di Abdullah 

Abbiamo chiacchierato con Abdullah, uno dei ragazzi che frequenta il Centro di seconda accoglienza, e gli abbiamo chiesto cosa ne pensa della sua esperienza nello spazio del Centro, del progetto CRISP e delle attività proposte. 
Abdullah ci ha raccontato di come si trova bene nell’ambiente e di come partecipa sempre con grande piacere e curiosità alle attività proposte, che per lui sono momenti di svago e occasioni di incontro e condivisione con gli altri ragazzi.

Tra le sue attività preferite ci sono sicuramente quelle sportive, e in particolare il calcio: un momento di divertimento, di spensieratezza, e allo stesso tempo un’opportunità per stare insieme agli altri, conoscersi meglio, collaborare e creare un clima di condivisione e familiarità. 

 Oltre al calcio, anche le altre attività secondo lui aiutano il gruppo a sentirsi più coeso, e aiutano lui nello specifico a sentirsi pienamente parte del gruppo.

Un’altra nota positiva per Abdullah è il rapporto con i volontari, che lui ha sempre sentito disponibili, attenti alle esigenze di ognuno e accoglienti nel loro modo di fare. L’insieme di queste cose aiutano sempre Abdullah a sentirsi sempre di più a suo agio, coinvolto nelle attività settimanali e impaziente di prendervi parte.

Abdullah ci ha anche raccontato di come, nel tempo, la relazione con gli altri ragazzi del Centro sia cresciuta e si sia approfondita, grazie soprattutto ai momenti passati assieme che li hanno portati a legare e unirsi, costruendo rapporti con forti basi di fiducia e condivisione.

Nel complesso, il centro di seconda accoglienza è un ambiente sereno e positivo, dove Abdullah racconta di sentirsi accolto e dove è felice di partecipare alle attività e di condividere il suo tempo con gli altri ragazzi e con i volontari. Questo contesto positivo ha contribuito nel tempo al suo sentirsi bene e ha rafforzato il suo senso di appartenenza al gruppo.

Newsletter

Iscriviti per essere aggiornato sui nostri eventi , progetti e iniziative.