Si è conclusa la 22ª edizione del corso di Popoli Insieme dedicato a migrazioni, accoglienza e inclusione. Una rilettura di quanto abbiamo attraversato insieme in questi mesi
Il 24 aprile si è conclusa la 22ª edizione di Attraversamenti, il corso di formazione di Popoli Insieme dedicato ai temi delle migrazioni forzate, dell’accoglienza e dell’inclusione. Come sempre, alla fine di un percorso, si sente il bisogno di fermarsi un momento e rileggere ciò che abbiamo attraversato insieme: le domande emerse, i temi affrontati, le emozioni e le riflessioni condivise. Proviamo allora a raccontare cosa è successo in questi mesi di corso.
Quest’anno hanno partecipato 120 persone tra presenza e collegamenti online. Per la prima volta, le persone connesse a distanza hanno superato quelle presenti in sala. Un dato che ci ha colpiti e che leggiamo come il segno di un desiderio diffuso di approfondire temi complessi e urgenti, ma anche della necessità di continuare a rendere questi spazi accessibili e inclusivi.
In questi tre mesi abbiamo attraversato insieme molti temi: le rotte migratorie, le politiche europee, il diritto, l’accoglienza, le pratiche di inclusione, ma anche lo sfruttamento, le discriminazioni e il bisogno di costruire nuove narrazioni. Circa venti relatrici e relatori ci hanno accompagnati negli incontri settimanali, aiutandoci ad affrontare la complessità senza semplificazioni.
Anche quest’anno abbiamo raccolto feedback e riflessioni attraverso questionari di metà e fine percorso. Ma c’è stata anche una novità: alla fine di ogni incontro abbiamo chiesto alle corsiste e ai corsisti di fermarsi un momento e lasciare una parola, un pensiero, qualcosa che avesse risuonato dentro di loro. Da questi spunti Giorgio Romagnoni, coordinatore dei volontari e illustratore, ha poi creato una vignetta per ogni serata.










È stato un esercizio semplice ma prezioso: un’occasione per rielaborare non solo i contenuti ascoltati, ma anche ciò che ogni incontro aveva mosso emotivamente. Non soltanto uno strumento utile per noi organizzatori per raccogliere impressioni e valutazioni, ma anche uno spazio per fermarsi, dare un nome a ciò che si stava vivendo e provare a trasformarlo in riflessione condivisa.
Le parole chiave del corso
Nelle riflessioni finali è emersa più volte una parola: complessità. Un corsista ci ha scritto:
“Sento di aver appreso tanto, anche se mi accorgo di quante siano le informazioni che si possono arrivare ad avere su questo tema: davvero tantissime. Sento anche di avere dei dubbi, ma credo sia normale. Mi porto con me questa complessità, una lente più critica e attenta rispetto a ciò che riguarda questo tema. E soprattutto porto a casa una fortissima voglia di fare la differenza e di cambiare qualcosa ”.
Accanto alla complessità, è emersa anche un altro tema, quello della condivisione di un desiderio di impegno e cambiamento. La speranza di vedere tante persone interessate a temi spesso dimenticati o minimizzati. Come leggiamo in queste altre due riflessioni:
“Mi ha fatto piacere capire che ci sono tante persone che la pensano come me in un mondo che spesso invece mi appare dominato da ostilità e paura. Le esperienze portate mi hanno arricchito e mi sono di esempio, oltre a restarmi nel cuore ”.
“Sicuramente ho acquisito maggiore consapevolezza e strumenti per una migliore lettura critica. Porto con me soprattutto la bella sensazione di condividere con molte altre persone il desiderio di costruire un mondo in cui ci sia spazio per il rispetto, la solidarietà, la diversità vista come ricchezza ”.
In questa direzione sembra andare anche quanto emerso durante lo spettacolo finale, ormai tradizionale appuntamento aperto non solo alle persone che hanno partecipato al corso, ma a tutta la cittadinanza. Quest’anno la scelta è ricaduta su un monologo teatrale, Uomini o caporali, scritto e interpretato da Francesco Stella e prodotto da ASCS. Uno spettacolo intenso e molto partecipato, accolto con grande calore dalle persone presenti.
Come ha condiviso Cesare, volontario dell’équipe, lo spettacolo gli ha lasciato una sensazione di speranza: non soltanto una denuncia del fenomeno del caporalato, né una semplice fotografia della realtà, ma una storia capace di lasciare spazio a una speranza concreta, non ingenua, che nasce dall’ascolto, dall’incontro e dalla possibilità di immaginarsi parte attiva dentro una realtà complessa.
Mettersi in gioco
Se questo è il messaggio che è arrivato, allora sentiamo che è perfettamente in linea con lo spirito di Attraversamenti. Perché il corso non vuole soltanto trasmettere informazioni, vuole anche invitare a mettersi in gioco.
Sappiamo che non è sempre facile: confrontarsi con storie di sofferenza, ingiustizie e fragilità può far sentire sopraffatti. Ma crediamo che imparare a stare dentro la complessità, senza voltarsi dall’altra parte, possa aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di esserci, contribuire e attivarsi.
Tra gli spunti emersi per il futuro ci sono soprattutto il desiderio di approfondire le relazioni interculturali, gli aspetti psicologici, l’inclusione sul lungo termine e un approccio decoloniale al tema. Indicazioni preziose che cercheremo di accogliere nelle prossime edizioni.
Vogliamo dire grazie a tutte le corsiste e i corsisti che hanno attraversato questo percorso insieme a noi, alle relatrici e ai relatori che hanno condiviso competenze ed esperienze, e a tutta l’équipe dei volontari di Popoli Insieme che ha reso possibile anche questa edizione.
Ci prendiamo ora il tempo per lasciare sedimentare ciò che questo percorso ci ha consegnato. Speriamo che tutto questo possa continuare a germogliare nei prossimi mesi, portando nuove energie, idee e prospettive anche alla prossima edizione, a cui stiamo già iniziando a pensare


