Il 20 settembre Popoli Insieme ha vissuto una giornata molto significativa grazie alla partecipazione alla rassegna “Rifugiati in rifugio”. Non una semplice camminata in montagna, ma un momento di comunità che ha intrecciato natura, amicizia e riflessione.
Sabato 20 settembre, un gruppo di volontari/e, operatori e rifugiati/e della nostra associazione ha preso parte al terzo appuntamento della rassegna “Rifugiati in rifugio”, organizzata dall’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e dall’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano.
L’invito è giunto tramite Giovanni Barbariol, avvocato membro dell’ASGI e collaboratore di lunga data di Popoli Insieme nell’ambito del corso di formazione Attraversamenti.
Dopo una camminata impegnativa di circa 15 km, superando un dislivello di 1000 metri, il gruppo ha raggiunto il Rifugio 7° Alpini, la meta per l’incontro intitolato: “Quando adattarsi è impossibile: persone e riscaldamento globale”.
Le alpi testimoni: rifugiati climatici e ingiustizia
Quale scenario migliore per affrontare un tema così complesso? Le montagne, come le Alpi, sono testimoni silenziose dei cambiamenti climatici, con i ghiacciai che si ritirano e gli ecosistemi sensibili in rapida alterazione.
Parallelamente, la discussione ha portato l’attenzione sulle regioni del mondo dove alluvioni, siccità e carestie costringono intere popolazioni a fuggire, generando la nuova realtà dei rifugiati climatici. Le testimonianze raccolte hanno evidenziato una drammatica ingiustizia ambientale: chi subisce più duramente gli effetti della crisi (dai pescatori del Senegal ai contadini del lago Ciad) è paradossalmente chi ha emesso meno CO2.
Ne è un esempio la storia di Ali, studente e rifugiato dall’Afghanistan, che ha confermato come la mancanza di acqua e neve stia già spingendo le persone a migrare dai villaggi verso le città, intrecciando la crisi climatica con i conflitti preesistenti.
Non c’è una sola causa per le migrazioni
La giornata ha ribadito un concetto fondamentale: non esistono migrazioni con una sola causa. Guerre, crisi economiche e disastri ambientali si intrecciano in un nodo inestricabile. La stessa guerra in Siria, iniziata nel 2011, ha avuto tra i suoi fattori scatenanti una forte carestia e l’impennata del prezzo del grano.
A conclusione dell’incontro, la riflessione è tornata vicina all’Europa: il racconto di una frana in Svizzera, dovuta allo scioglimento dei ghiacciai, che ha distrutto un villaggio, ci ha ricordato che la realtà dei rifugiati climatici potrebbe non essere così geograficamente distante come siamo abituati a pensare.
Accoglienza come diritto alla bellezza
Per Popoli Insieme, l’esperienza in alta quota ha avuto un valore che va oltre l’informazione: è stata una profonda esperienza di comunità.
Giorgio Romagnoni, coordinatore dei volontari, che ha guidato il gruppo, ha espresso chiaramente questo valore: «Salire in montagna con chi accogliamo ha un valore profondo. Il camminare insieme, la fatica condivisa, la gioia di arrivare in cima. La giornata ha ribadito che accoglienza significa anche garantire il diritto alla bellezza e alla natura, non solo a un lavoro o a un tetto. Solo guardando alla complessità delle cause e mettendo al centro le persone, si può parlare davvero di ecologia integrale e giustizia sociale».
Questa giornata a “Rifugiati in rifugio” non è stata solo memoria, ma un passo concreto per costruire un futuro in cui l’accoglienza sia sinonimo di dignità e consapevolezza globale.


