Dal 30 settembre al 3 ottobre siamo stati a Lampedusa, insieme al Centro Astalli, per partecipare a Memorie Attive, iniziativa promossa dal Comitato Tre Ottobre in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza.
Sono stati giorni intensi, di incontri e riflessioni, vissuti con centinaia di studenti e insegnanti provenienti da tutta Europa. Giorni che ci hanno ricordato quanto la memoria non sia un esercizio del passato, ma una responsabilità del presente.
Lampedusa, l’isola che accoglie
Arrivare a Lampedusa in questi giorni significa entrare in contatto con una memoria collettiva profonda. Ogni anno, il 3 ottobre, l’isola si raccoglie per ricordare il naufragio del 2013, in cui persero la vita 368 persone. È un evento che non appartiene solo alla storia di Lampedusa, ma a quella dell’intera Europa.
Durante Memorie Attive, l’isola si trasforma in uno spazio di dialogo. Studenti e studentesse di tante scuole italiane ed europee si incontrano per condividere esperienze, ascoltare testimoni, confrontarsi sulle migrazioni e sui diritti umani.
Nei panni dei rifugiati
Noi di Popoli Insieme abbiamo portato due laboratori dedicati in particolare alle classi delle scuole medie. Attraverso attività e giochi abbiamo invitato ragazzi e ragazze a mettersi metaforicamente nelle scarpe delle persone migranti, a immedesimarsi, per quanto possibile, nelle scelte e nei percorsi di chi è costretto a lasciare il proprio Paese.
Il confronto con domande e decisioni difficili, che spesso non hanno soluzione “giusta” – partire o restare, chiedere aiuto, affrontare un confine – è un modo per spostare lo sguardo, per aiutarli a comprendere in prima persona la complessità delle migrazioni.
Al termine di uno di questi momenti, Filippo, uno dei partecipanti, ha commentato così:
“Vedere che ci sono così tante ingiustizie nel mondo mi fa sentire piccolo, ma so che anche solo aggiungendo la mia goccia, il mare diventa più ricco.”
È una frase semplice, ma racchiude bene lo spirito con cui vogliamo affrontare questo tema: la consapevolezza che ogni gesto, per quanto piccolo, può contribuire a un cambiamento più grande.
L’incontro con i superstiti e i loro familiari
Uno dei momenti più toccanti della tre giorni, è stato l’incontro tra le classi e i superstiti della tragedia del 3 ottobre 2013 e i loro familiari. E’ stato un onore poter ascoltare le testimonianze dirette delle persone rifugiate, tra cui quella di Wahid, sopravvissuto a quel naufragio.
“Nel mio Paese ero un medico. Quella notte ho perso i miei figli in mare. Il Mediterraneo per me è un cimitero, ma torno ogni anno a Lampedusa per ricordarli. Voi giovani mi date la forza di andare avanti.”
Ascoltare Wahid è stato un modo per fare memoria nel senso più pieno: non come celebrazione, ma come incontro tra storie e generazioni.
La commemorazione delle vittime del mare
Infine, venerdì abbiamo vissuto la commemorazione ufficiale: una camminata partecipata verso la Porta d’Europa, dove ci siamo ritrovati per ricordare le vittime di quel tragico 3 ottobre e le oltre 30.000 degli anni successivi.
Con un’emozione che cresceva passo dopo passo, abbiamo ascoltato i nomi delle vittime, letti a voce alta, mentre le note di un bellissimo canto, interpretato da un ragazzo, ci avvolgevano. Ognuno di noi ha lasciato un fiore nel mare, insieme ai propri pensieri e ricordi, in un silenzioso gesto di memoria e rispetto.
Un ponte verso Padova
Mentre a Lampedusa si concludeva la tre giorni di Memorie Attive, a Padova abbiamo scelto di celebrare la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza in modo diverso, ma con lo stesso spirito:
abbiamo proposto lo spettacolo “A casa loro”, monologo di Giulio Cavalli scritto con il giornalista Nello Scavo.
Sul palco si sono alternate cronaca, denuncia e umanità: storie vere di migranti, soccorritori e testimoni raccolte lungo le rotte del Mediterraneo. Non un racconto per commuovere, ma per far riflettere.
Cavalli ha ricordato che “la memoria non si commemora, si esercita”, e in questo esercizio riconosciamo il senso del nostro lavoro: continuare ad allenare lo sguardo, a non dare per scontate le vite che incrociano le nostre.
Fare memoria per agire
L’esperienza di questi giorni, tra Lampedusa e Padova, ci ha ricordato che la memoria non può limitarsi al ricordo di una tragedia. È un impegno che si rinnova ogni volta che scegliamo di ascoltare, di raccontare, di costruire relazioni giuste.
In un mondo in cui continuano guerre e persecuzioni, le parole di p. Camillo Ripamonti ci riportano all’essenziale:
“Fare memoria significa assumersi la responsabilità del presente, per non cedere alla logica dell’indifferenza globale.
Essere memorie attive significa proprio questo: trasformare la memoria in attenzione, la consapevolezza in azione, perché nessuno debba più rischiare la vita per cercarne una degna.











